Editoriale

Cari lettori di UniScienza&Ricerca,

questo numero di Ottobre si apre con una notizia incoraggiante: Kymriah, la terapia (per ora approvata negli USA) che per la prima volta aspira a curare la leucemia linfoblastica acuta, finora patologia senza speranza di cura. Come funziona? Qual è lo stato di sperimentazione in Italia? E come mai è così costosa? Ne parliamo in un’intervista con il nostro Dott. Attilio Bondanza.

Tante e ricche le nostre news del mese: i Dott. Cesana e Montini raccontano un possibile meccanismo con cui il virus HIV evade il sistema immunitario, una ricerca da poco pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature. Conclusa la MEETmeTONIGHT, l’edizione milanese della Notte dei Ricercatori, riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una visitatrice che ha voluto condividere con noi l’incanto del nostro stand fluorescente! Inoltre: il Dott. Lorenzo Iuliano, neospecializzato in Oftalmologia UniSR, riporta le sue appassionate considerazioni sul collegamento streaming in 3D di chirurgia oculare, un primato raggiunto anche grazie alla sua collaborazione. Ottobre è mese di Nobel: il Prof. Luigi Ferini Strambi ci spiega cos’è il ritmo circadiano, vincitore del Nobel per la Medicina 2017; tra le “Curiosiscienze” troviamo invece i divertenti IgNobel 2017, bizzarre scoperte scientifiche dai risvolti esilaranti.

 

Tutto questo e molto altro tra le pagine del nostro blog!

 

Buona lettura e buona scienza a tutti!

#UniScienzaeRicerca

L’Articolo

KYMRIAH, LA TERAPIA DA MEZZO MILIONE DI DOLLARI: INTERVISTA AL DOTT. BONDANZA

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Esiste una malattia, la leucemia linfoblastica acuta, particolarmente diffusa tra i bambini. In questo tumore del sangue, un particolare tipo di cellule del sistema immunitario prolifera in maniera incontrollata e si accumula nel sangue, nel midollo osseo e in altri organi. Il termine “acuta” indica la veloce progressione della malattia. Si trattava fino a poco tempo fa di una malattia senza speranza di cura, mentre negli Stati Uniti è stato dato il “via” per la prima volta ad una terapia che aspira finalmente a curare questa patologia: prodotta dalla casa farmaceutica Novartis, si chiama Kymriah e si tratta della terapia più costosa al mondo (475.000 dollari per una singola somministrazione).

Per capirne di più abbiamo intervistato il Dott. Attilio Bondanza (che avevamo già sentito in occasione di un importante riconoscimento assegnato a lui e al suo team, vedi qui), ricercatore presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, medico trapiantologo e Principal Investigator dell’Unità “Immunoterapie Innovative”.

Dott. Bondanza, innanzitutto perché questo nome, “Kymriah”?

In ambito biomedico non sempre c’è una vera motivazione dietro la scelta di un nome: nel caso di Kymriah non vi è alcuna attinenza tra il nome “biologico” e quello commerciale del farmaco. È molto probabile che sia stato scelto tra una rosa di altri candidati, di solito orecchiabili, curiosi o particolari.

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Che cos’è Kymriah?

È una terapia, ad oggi approvata solo negli Stati Uniti, per curare la leucemia linfoblastica acuta nei bambini e nei giovani adulti. Questa terapia è a base di linfociti T – un sottotipo di globuli bianchi – modificati per riconoscere e uccidere le cellule tumorali. L’immunoterapia del tumore (cioè combattere il tumore con l’aiuto delle cellule del sistema immunitario) è un’arma potente contro il cancro, che oggi può affiancare le “classiche” chirurgie, chemioterapia e radioterapia. In Europa invece il farmaco ha raggiunto la fase sperimentale 2 (si sta conducendo una verifica preliminare dell’efficacia terapeutica) per la leucemia linfoblastica acuta nel bambino.

In cosa consiste questa terapia?

La terapia prevede di prelevare i linfociti T dal sangue periferico del paziente, che vengono isolati e coltivati in laboratorio per 7-10 giorni. I linfociti vengono trattati con dei vettori virali, virus particolari privati della loro componente dannosa che contengono un gene con le informazioni per “insegnare” alle cellule a riconoscere il tumore. Questa tecnica si chiama “ingegnerizzazione genetica” e i linfociti così modificati prendono il nome di linfociti CAR-T; vengono poi lavati e infusi nuovamente nel paziente. Una volta nel paziente questi linfociti migrano verso il tumore, si moltiplicano e lo uccidono, comportandosi da veri e propri farmaci viventi. Il principio di Kymriah è che basta una singola somministrazione endovenosa senza bisogno di successivi “richiami”, in quanto i CAR-T si comportano da serial killer: vengono infusi pochi linfociti che uccidono una prima cellula tumorale, dopodiché si espandono, poi uccidono una seconda cellula tumorale, si espandono e così via, in una specie di reazione a catena. Possono essere definiti “farmaci viventi”, perché si espandono e si contraggono a seconda del carico tumorale che incontrano. Ad oggi i linfociti CAR-T hanno già dato dei risultati sorprendenti in vari tumori del sangue.

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È una terapia applicabile anche ai tumori solidi?

Al momento non è così semplice; per uccidere selettivamente il tumore, i linfociti CAR-T devono riconoscere una “bandierina” (in gergo tecnico “antigene”) che identifica quella cellula come tumorale. Il problema nei tumori solidi è che spesso l’antigene espresso dalle cellule tumorali è allo stesso modo espresso da tessuti perfettamente sani, dunque i linfociti vengono ingannati e attaccano anche queste cellule innocue. Kymriah stessa in effetti è specifica solo per un certo tipo di leucemia, nella quale le cellule tumorali esprimono un antigene particolare chiamato CD19. La “rivoluzione” di cui si è parlato a proposito di Kymriah è ancora tutta da dimostrare, anche se l’applicabilità dell’immunoterapia su tumori solidi è una frontiera decisamente interessante e uno dei filoni di ricerca che vengono condotti nel nostro laboratorio.

Il Dott. Bondanza con due collaboratrici del suo team, la Dott.ssa Barbara Camisa (a sinistra) e la Dott.ssa Margherita Norelli (a destra). Foto: Marco Montagna
Il Dott. Bondanza con due collaboratrici del suo team, la Dott.ssa Barbara Camisa (a sinistra) e la Dott.ssa Margherita Norelli (a destra). Foto: Marco Montagna

Nelle sperimentazioni finora condotte si parla di tumore in remissione nel’83% dei casi. Cosa vuol dire in senso clinico? È un buon risultato?

È un risultato eccezionale. In Europa addirittura i pazienti reclutati per lo studio di fase 2 erano pazienti (bambini e ragazzi) con una prognosi di pochi mesi ed erano refrattari a qualsiasi tipo di terapia, perciò avere un 80-90% di risposta è decisamente un risultato incredibile. Purtroppo non tutti ottengono una risposta, perché in diversi casi è stato osservato che le cellule tumorali “nascondono” il loro CD19 di superficie per non essere riconosciute, dunque i linfociti CAR-T non sono più in grado di eliminarle.

Quali sono ad oggi i problemi della terapia Kymriah?

Uno è il fatto che trascorrano 7/10 giorni dal prelievo al paziente fino alla re-infusione delle cellule; un altro è l’utilizzo dei vettori virali come mezzo per trasferire il gene ai linfociti. Inoltre si tratta di una terapia individualizzata, sviluppata ogni volta in maniera esclusiva sulle cellule di un singolo individuo, e questo introduce certamente l’elemento della soggettività. Ogni paziente è diverso dall’altro, dunque non sempre si riesce a generare il prodotto terapeutico: ad esempio, non si riesce ad effettuare nei pazienti immunodepressi, privi del sistema immunitario. La grande sfida per il prossimo futuro è cercare di rendere questa terapia un prodotto standard, industrializzabile su larga scala, e utilizzare altri strumenti alternativi al vettore virale come modalità di trasferimento genico.

Come mai costa così tanto?

Nel nostro laboratorio abbiamo calcolato che il costo del prodotto terapeutico in sé si aggira attorno ai $100.000. A questi vanno aggiunti i costi del vettore virale, che può arrivare anche a $50.000. Sommando tutto il resto, come i costi di produzione, di mantenimento delle strutture, di retribuzione del personale, avevamo stimato che il prezzo finale sarebbe stato di circa $600.000 dollari; a confronto, $475.000 sembra quasi una cifra ragionevole! Capisco bene che possa suonare esagerata: uno degli obiettivi sarà certamente quello di abbassare i costi e i tempi di produzione.

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