IL RITMO CIRCADIANO VINCE IL NOBEL PER LA MEDICINA 2017: IL NOSTRO PROF. FERINI STRAMBI CI SPIEGA COS’È

È di pochissimi giorni fa la notizia che il Premio Nobel per la Medicina 2017, il più prestigioso riconoscimento scientifico al mondo, è stato assegnato per la scoperta dei meccanismi molecolari che regolano il ritmo circadiano (dal latino circa=intorno e dies=giorno). Jeffrey Hall, Michael Rosbash e Michael Young, i tre vincitori pari merito, hanno scoperto i funzionamenti che spiegano come tutti gli esseri viventi (uomini, animali, piante) adattino il loro ritmo biologico in modo che sia sincronizzato con le rivoluzioni terrestri.

Perché questa scoperta è così importante? Il ritmo sonno/veglia è uguale per tutti gli uomini? Quali sono i consigli per uno studente che deve affrontare la notte prima di un esame? Ne abbiamo parlato con il Professor Ferini Strambi, Ordinario di Neurologia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Primario del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro di Milano e Presidente della World Association of Spleep Medicine (Associazione Mondiale della Medicina del Sonno).

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Professor Ferini Strambi, qual è precisamente l’oggetto di questa scoperta e perché è così importante?

I tre scienziati americani hanno scoperto i meccanismi che si trovano alla base del ritmo circadiano. È un ritmo caratterizzato da una periodicità di circa 24 ore, determinata sia da “marcatori esterni”, quali l’alternarsi di luce e buio, sia da caratteristiche endogene, come i geni che codificano le proteine responsabili della definizione di questa ritmicità. La proteina più importante scoperta è stata PER, che viene accumulata durante il sonno e degradata durante la veglia. Incredibilmente, questo orologio biologico non è caratteristico solo dell’uomo, ma anche di tutte le specie animali, perfino delle piante. L’importanza della ricerca, tanto da guadagnare il premio Nobel, sta nel fatto che le oscillazioni riguardano sì le caratteristiche del sonno, ma anche altri aspetti fisiologici dell’individuo e potenziali patologie importanti.

Il ritmo sonno/veglia è uguale per tutti?

No, non lo è: dipende dal cronotipo, la “condizione biologica” che indica come si colloca il nostro periodo di sonno nelle 24 ore. Esistono tre categorie:

  • circa 70% dei soggetti sono definiti “normali” perché hanno una collocazione del sonno tra le 23-24 e le 7 del mattino, cioè nel periodo notturno tipico;
  • circa 20% di soggetti sono i cosiddetti “gufi”, che hanno uno spostamento in avanti del periodo del sonno (secondo il proprio orologio biologico interno andrebbero a dormire attorno alle 3-4 del mattino ma dormirebbero fino alle 12-13);
  • infine ci sono i soggetti “allodole”; è una quota molto ridotta di soggetti, che si sentono già assonnati attorno alle 19-20 di sera ma si sveglierebbero alle 4-5 del mattino.

La produttività nello studio o nel lavoro è strettamente dipendente dal proprio cronotipo: ad esempio, se un soggetto è “allodola” otterrà il massimo delle sue performance al mattino, mentre se è “gufo” avrà le prestazioni migliori nel tardo pomeriggio/sera.

Riconoscere il cronotipo è importante perché sarebbe opportuno scegliere in base ad esso la propria attività lavorativa, altrimenti il soggetto è costretto ad una forzatura per il fatto di doversi adattare ad un ritmo diverso dal proprio orologio interno.

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Quali sono le ricadute cliniche causate dall’alterazione di questo ritmo?

Se consideriamo che l’orologio biologico aiuta a regolare anche il comportamento alimentare, il rilascio degli ormoni, la pressione sanguigna e la temperatura corporea, capiamo come un’alterazione di questo ritmo possa avere ripercussioni su molti aspetti del nostro organismo. Ad esempio, l’ormone cortisolo viene prodotto nelle prime ore del mattino e inibito durante la veglia; se un soggetto è costretto a fare turni di lavoro notturno, e poi cerca di recuperare con un sonno il giorno dopo, questo non sarà altrettanto in grado di inibire il cortisolo. Il risultato è che i soggetti che effettuano turni di lavoro notturni abbiano un aumentato rischio di ipertensione arteriosa. Ancora, diversi studi hanno ormai dimostrato come il non adeguarsi alle indicazioni del nostro orologio biologico interno espone a un maggior rischio di patologie tumorali, in cui il tumore tende ad essere più aggressivo. Questi esempi confermano l’importanza del rispettare le norme di igiene del sonno, vale a dire dormire un numero adeguato di ore e seguire un ritmo sonno/veglia in accordo al nostro cronotipo, come misura utile a ridurre di rischi di diverse patologie.

Che consigli darebbe a uno studente che si prepara ad affrontare la notte prima di un esame?

Aspetto fondamentale è quello di cercare di dormire in maniera sufficiente. Spesso lo studente compie l’errore di mettersi in una condizione di privazione di sonno, proprio per cercare di studiare di più: tuttavia, tantissimi dati sperimentali oggi dimostrano che il consolidamento della memoria per ciò che si è appreso durante la giornata avviene se un soggetto riesce a dormire un numero sufficiente di ore. Fare “le nottate” per studiare è dunque un errore, perché se queste tolgono il tempo a un sonno di buona qualità (cioè di sonno profondo), quello che si è studiato non verrà consolidato e verrà ricordato con più difficoltà.

Photo credit: ShutterStock
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