Guardare un video a velocità sbagliata e non accorgersene

Video-indifferenza e scherzi della percezione. La ricerca di Psicologia UniSR pubblicata su Scientific Reports

Guardare un video alterato – rallentato o accelerato – e non notare alcuna differenza. È il curioso e sorprendente risultato di uno studio firmato UniSR pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports, che esplora la bassa sensibilità percettiva alle differenti velocità di un video che ci viene mostrato. Autori dello studio, condotto presso il Laboratorio di Azione Percezione e Cognizione dell’Ateneo, sono il Prof. Claudio de’Sperati, Professore Associato di Psicofisiologia presso la Facoltà di Psicologia e responsabile  dell’Unità di Psicologia Sperimentale della Divisione di Neuroscienze San Raffaele, e il Dott. Gabriel Baud-Bovy, Ricercatore presso la stessa Facoltà e docente di Psicofisica e Intelligenza Artificiale.

Utilizzando dei rigorosi paradigmi sperimentali della psicofisica, i due neuroscienziati hanno trovato che accelerare o rallentare un videoclip di una partita di calcio, anche del 10%, passa del tutto inosservato.

Abbiamo presentato i filmati a diversi gruppi di soggetti” racconta il Dott. Baud-Bovy, “cercando di capire se, modificandone la velocità, avessero un’impressione di tali manipolazioni. Quello che abbiamo osservato è che nessuno dei partecipanti ha percepito il cambiamento di velocità, malgrado il video mostrato sia uno stimolo visivo molto familiare”.

Photo credits: ShutterStock
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Lo studio mostra quanto il nostro senso della realtà sia debole quando guardiamo un video” commenta il Prof. de’Sperati, “anche quando si tratta di una dimensione fondamentale dell’esperienza come lo scorrere del tempo – non semplicemente il tempo psicologico ma proprio di ciò che passa davanti ai nostri occhi”.

Quale impatto possono avere a livello sociale i risultati ottenuti? “Viviamo in un mondo dove le immagini, anche quelle in movimento, sono sempre più artificiali. Non solo cinema e TV, ma anche videogiochi, realtà virtuale e videoclip di ogni genere stanno diventando la quotidianità, specie per le nuove generazioni” riflette infine il Prof. de’Sperati. “Le conseguenze possono essere clamorose: basti pensare a cosa potrebbe cambiare nei palinsesti se le partite di calcio durassero, poniamo, 80 minuti – una condizione che, secondo questo studio, non distrugge il senso di normalità. Dobbiamo probabilmente prepararci a un regime video dove le velocità saranno sempre più spinte, non solo in termini di effetti speciali e ritmi dell’azione, cose che già ben conosciamo, ma anche in termini di una impercettibile eppur non trascurabile generale accelerazione video. Allora forse dovremo ricorrere a una qualche “video-dieta” fatta di scene rese impercettibilmente più lente”.

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