DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO: INTERVISTA ALLA PROF.SSA OGLIARI

Dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia…termini apparentemente difficili che fino a pochi anni fa solo psicologi ed esperti conoscevano, ma che invece popolano sempre più di frequente le classi scolastiche, specie tra gli alunni delle scuole secondarie. Ad esempio, recenti dati Istat riportano che nella scuola secondaria di primo grado i disturbi specifici dell’apprendimento riguardano il 22,1% degli alunni con disabilità, più di 1 su 5.

Di fronte a una tematica il cui interesse è in costante aumento, è bene fare un po’ di chiarezza: cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento? Come si riconoscono? Quali trattamenti si possono attuare per migliorare la situazione dei pazienti? E che prospettive offrono le ricerche condotte nel nostro Ateneo? Ne abbiamo parlato con la Prof.ssa Anna Ogliari, Associato di Psicologia Clinica presso UniSR, Specialista in Psicologia clinica e Psicoterapeuta presso il Servizio di Psicopatologia dello sviluppo, nonché Delegata Rettorale per le Disabilità.

Prof.ssa Ogliari, cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento?

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono disturbi del neurosviluppo che coinvolgono le capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente.

In base al tipo di difficoltà che comportano, i disturbi dell’apprendimento si dividono in:

  • dislessia: disturbo specifico della lettura; implica una difficoltà nella decodifica del testo;
  • disortografia: disturbo specifico della scrittura; implica una difficoltà nella competenza ortografica e nella competenza fonografica;
  • disgrafia: disturbo specifico della grafia, implica una difficoltà nell’abilità motoria della scrittura;
  • discalculia: disturbo specifico dell’abilità di enumerazione e di calcolo; implica una difficoltà nel comprendere e/o operare con i numeri.

I DSA sono l’espressione dalle diverse modalità di funzionamento delle basi anatomico funzionali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo.

Photo credit: ShutterStock
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Quali sono le cause della loro insorgenza?

Molti sono gli aspetti eziologici che i ricercatori hanno messo in luce: i DSA hanno una elevata ereditabilità, aggregano nelle famiglie e sia gli aspetti genetici – strutturali – che quelli ambientali concorrono alla manifestazione del disturbo. Non sono causati né da un deficit di intelligenza né da difficoltà psicologiche o da deficit sensoriali. Tipicamente si manifestano con l’inizio della scolarizzazione, infatti, la diagnosi di DSA può essere redatta solo dopo la fine della seconda elementare.

Come si riconoscono questi disturbi?

I segnali più importanti sono un’inattesa difficoltà nell’apprendimento della lettura e della scrittura. Alcune difficoltà o predittori precoci sono talvolta visibili già alla scuola dell’infanzia come ad esempio:

  • Difficoltà comunicative e/o linguistiche (scarsa conoscenza delle parole e dei significati, scarsa capacità di costruzione della frase; difficoltà mnestiche nell’apprendere le parole);
  • Difficoltà motorio-prassiche (scarsa capacità di disegno e difficoltà motorie sia fini che globali);
  • Difficoltà visuo-spaziali (scarsa capacità di organizzazione in giochi di manipolazione e labirinti; difficoltà nel ritagliare o nel costruire);
  • Difficoltà uditive (difficoltà nel ripetere e individuare toni, suoni e parole simili).
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Alla scuola primaria è invece possibile identificare quelle difficoltà che possono poi scaturire in una diagnosi, come ad esempio:

  • Difficoltà nella lettura (lenta decifrazione delle singole lettere e incertezza nell’utilizzo delle sillabe; scarsa consapevolezza del significato delle parole)
  • Difficoltà nella scrittura (scarsa autonomia nella scrittura delle parole; sostituzioni o elisioni di lettere; difficoltà nell’atto della scrittura)
  • Difficoltà nell’uso dei numeri (errori nel conteggio e nel passaggio dalla pronuncia alla scrittura dei numeri; difficoltà nel calcolo a mente)

Può capitare che lo stesso soggetto manifesti più di un disturbo dell’apprendimento e spesso i DSA sono associati a disturbi dell’attenzione. Alcuni soggetti con DSA possono avere delle difficoltà di coordinazione, di motricità fine, di organizzazione delle attività e delle sequenze temporali.

Come viene effettuata la diagnosi?

La diagnosi deve essere effettuata da specialisti mediante specifici test standardizzati e condivisi, in linea con le indicazioni della Consensus Conference. In caso di sospetto di DSA, al soggetto vengono somministrati test per valutare: intelligenza, capacità di scrittura, lettura, comprensione del testo e capacità di calcolo. Dopo questi test viene redatta una relazione che contiene i risultati dei test standardizzati, la diagnosi del DSA individuato e le strategie da adottare per migliorare l’approccio a beneficio dell’apprendimento del soggetto, come indicato dalla legge 170.

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La dislessia e gli altri disturbi specifici dell’apprendimento spesso si compensano, ma possono continuare ad avere conseguenze anche nell’età adulta. In età adulta è difficile accedere alle misure di supporto e la valutazione e la diagnosi sono più difficili da ottenere a causa della mancanza di servizi diagnostici specializzati. Negli ultimi anni, tuttavia sono stati sviluppati strumenti standardizzati per gli adulti che possono essere somministrati per dirimere un primo sospetto, per poi proseguire con valutazione neuropsicologica.

Quali trattamenti o cure sono disponibili per un bambino o ragazzo dislessico?

Negli ultimi anni, la ricerca nell’ambito dei DSA ha permesso una maggiore comprensione eziologica favorendo un sempre maggior numero di diagnosi precoci. Parallelamente alla classificazione e allo studio delle possibili cause, si è sviluppato un filone di ricerca volto a implementare e validare differenti protocolli terapeutici.  L’obiettivo di tali protocolli non è quello di riportare i parametri di lettura di soggetto con DSA ai livelli di un normo-lettore, ma quello di permettergli di acquisire strategie che lo portino ad apprendere e studiare in modo indipendente. In molti casi i soggetti dislessici sviluppano autonomamente delle strategie compensative per affrontare le richieste scolastiche, imparando a utilizzare i propri canali di apprendimento privilegiati in modo da poterli sfruttare e valorizzare nello studio. Esistono diversi tipi di training che hanno l’obiettivo di implementare le carenze nelle aree neuropsicologiche implicate (attenzione, percezione visiva etc.) e mirano a migliorare l’automatizzazione dei processi di apprendimento.

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Inoltre gli strumenti compensativi, citati nella legge 170/2010, mirano a garantire l’autonomia dello studente. Il modo più semplice per comprendere il ruolo degli strumenti compensativi è quello di immaginare un parallelismo con gli occhiali. “Uno studente Dislessico che usa gli strumenti compensativi è come un miope che utilizza gli occhiali”. Lo strumento compensativo non è una facilitazione né un vantaggio e non è detto che con il tempo non sia necessario cambiarlo. Molti strumenti compensativi possono essere fruibili mediante l’uso del PC, ma il loro utilizzo deve comunque essere integrato con il percorso di studio, le strategie e una didattica adeguata. Quando vengono utilizzati in modo efficace, gli strumenti compensativi diventano fondamentali per accompagnare gli studenti in un percorso di autonomia.

La Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele è all’avanguardia nel nostro Paese nella ricerca sulla dislessia. Su cosa si concentrano maggiormente i nostri studi, e quali sono/sono state le nostre principali scoperte?

La Facoltà di Psicologia del nostro Ateneo è stata ed è protagonista di diversi progetti di ricerca sulla dislessia. In particolare molti sono gli studi svolti in collaborazione con l’Istituto Eugenio Medea con i quali i ricercatori hanno esplorato il ruolo esercitato da alcuni geni (KIAA0319 e ROBO1) nello sviluppo delle difficoltà di lettura, linguaggio e matematica, sia in studi individuali che famigliari. I ricercatori hanno correlato i risultati dei test diagnostici all’espressione dei geni sopracitati, valutandone l’associazione significativa tra il gene e competenze di apprendimento e covariandole per alcuni parametri anatomici individuati mediante studio in risonanza magnetica. Tali studi hanno confermato il ruolo esercitato da questi geni nello sviluppo delle difficoltà di apprendimento.

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[Sara Mascheretti, ex studentessa di Psicologia UniSR, è prima autrice di un importante studio che ha esplorato il ruolo esercitato dai geni KIAA0319 e ROBO1 nello sviluppo delle difficoltà di lettura, linguaggio e matematica, in particolare confermando il ruolo esercitato da ROBO1 nello sviluppo delle difficoltà di apprendimento. La news è disponibile qui].

Il nostro Ateno aderisce al CALD – Coordinamento Atenei Lombardi per la Disabilità, una collaborazione volta a promuovere ed affermare di una cultura dell’inclusione della disabilità anche nel sistema universitario. Come vengono affiancati i nostri studenti dislessici nel loro percorso?

La dislessia in età adulta è una realtà in evoluzione. I nuovi dislessici sono giovani consapevoli, che non nascondono le difficoltà, ma cercano di affrontarle in modo positivo e di sfruttare al meglio i propri talenti personali. La diagnosi di dislessia da adulti può essere vissuta come un importante momento di spiegazione e liberazione: le difficoltà scolastiche, le faticose battaglie e le grandi conquiste del periodo della crescita acquisiscono un significato diverso.

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Per questo nel 2001, i Delegati Rettorali per la disabilità degli atenei lombardi ha costituito una la rete di Coordinamento degli Atenei Lombardi per la Disabilità (CALD) a favore della piena inclusione e partecipazione degli studenti con disabilità e DSA alla vita universitaria.

Il Servizio Disabilità e DSA di UniSR nasce con lo scopo di supportare le necessità didattiche degli studenti aventi necessità che, al pari di tutti gli altri studenti, hanno il diritto di accesso al mondo accademico quale occasione privilegiata di formazione culturale e umana. Il nostro Ateneo riconosce l’importanza dell’autonomia di tutti gli studenti come valore formativo e non solo strumentale e la profonda rilevanza educativa del processo di socializzazione dell’individuo attraverso l’ampliamento delle proprie esperienze e delle occasioni di incontro e relazione con le altre persone.

Il Servizio è il punto informativo, di accoglienza e di attivazione di soluzioni personalizzate ed è preposto all’attivazione e gestione dei servizi per gli studenti con disabilità e DSA direttamente o in collaborazione con altre strutture dell’Ateneo. In particolare gestisce il supporto didattico e amministrativo, aiuta a individuare e realizzare percorsi individuali per l’orientamento, lo studio e il rapporto con il mondo del lavoro, cura i rapporti con i corsi di laurea, le Facoltà e con i docenti.

Per quanto concerne specificatamente i Disturbi Specifici di Apprendimento, stante le attuali disposizioni di legge, il nostro Ateneo offre agli studenti con DSA quanto esplicitato nell’art. 5, comma 4, della Legge 170/2010, ossia la possibilità di fruire, durante ogni tappa del percorso di istruzione e di formazione universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, sia nel momento dei test di ammissione che durante gli anni di studio.

La Prof.ssa Anna Ogliari è Associato di Psicologia Clinica presso UniSR. La Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele offre un Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche ed un Corso di Laurea Magistrale in Psicologia. Il Corso di Laurea Triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche fornisce gli strumenti per esplorare tutti gli ambiti della psicologia e garantisce al laureato una solida formazione di base per lo svolgimento delle attività professionali in seguito dell’esame di abilitazione che consente l’iscrizione all’albo B degli psicologi. Il Corso di Laurea Magistrale in Psicologia si articola nei curricula di Psicologia Clinica e della Salute e Neuroscienze. Gli insegnamenti previsti garantiscono una formazione altamente qualificata nelle aree di riferimento in cui UniSR eccelle sia nel campo clinico che della ricerca.

La Prof.ssa Anna Ogliari
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