La psicologia sociale del Natale: intervista all’UniSR-Social.Lab

Il Natale, specie nella società occidentale, sembra incredibilmente anticipato: già diverse settimane prima del 25 Dicembre, strade, vetrine e centri commerciali si adornano di luci e decorazioni, le pubblicità dispensano consigli d’acquisto, e il tempo della corsa ai regali si avvicina sempre più inesorabile. Secondo la psicologia sociale, come percepiamo quest’atmosfera? E come reagiamo a queste pressioni? L’abbiamo chiesto alla Dott.ssa Simona Sciara, ex studentessa presso il Corso di Laurea in Psicologia del nostro Ateneo e Membro Ufficiale del UniSR-Social.Lab, il laboratorio di ricerca in Psicologia Sociale dell’Università Vita-Salute San Raffaele, e al Prof. Giuseppe Pantaleo, Ordinario di Psicologia Sociale e Direttore del Laboratorio.

UN DONO, TANTE FUNZIONI SOCIALI

Introduce il Prof. Pantaleo: “Dal punto di vista della psicologia sociale, il dono assolve a più funzioni: permette di stabilire dei legami sociali, di mantenerli, rinforzarli, o persino incrinarli in caso si faccia un dono non propriamente azzeccato. A volte, per esempio, un dono costoso fatto a chi non può permettersi di ricambiare può anche creare degli inconvenienti”.

Anche se può sembrare paradossale, chi riceve un dono in questi frangenti – puntualizza la Dott.ssa Sciara – non sempre è contento di riceverlo, perché il dono può creare dipendenza psicologica, soprattutto quando le norme sociali impongono di dover ricambiare. All’aspetto positivo della festività si accompagna allora una crescente frenesia per le scadenze incalzanti, la consuetudine di dover fare i regali, preoccupandosi anche che siano commisurati a ciò che noi crediamo essere le aspettative altrui”.

Photo credit: ShutterStock
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Il fenomeno della reattanza

Al progressivo crescere di queste “imposizioni” sociali, tendiamo a reagire mostrando reattanza psicologica. Spiega il Prof. Pantaleo: “Prendendo in prestito un termine del lessico ingegneristico (la reattanza è un fenomeno elettrico), nel 1966 Jack Brehm1,2,3 affermò che una persona è motivata a svincolarsi da obblighi e imposizioni sociali nel momento in cui percepisce limitata la sua libertà di scelta rispetto a come comportarsi. La frenesia natalizia, l’obbligo di dover essere buoni, acquistare i regali, partecipare alle riunioni di famiglia e via dicendo, potrebbero quindi essere autopercepiti come forme di costrizione e limitazione della nostra libertà, alle quali cercheremo, in maniera più o meno consapevole, di reagire e opporre resistenza”.

Il principale limite è il dover corrispondere alle aspettative degli altri. “Le aspettative nascono dall’insieme di norme sociali che ci guidano, ci incanalano, ci indirizzano, vengono socialmente costruite e condivise. Esse però, inevitabilmente, impongono un “codice di comportamento” che limita la libertà di scelta individuale” interviene la Dott.ssa Sciara. “Non posso fare un regalo scadente, perché deluderei l’aspettativa di chi ho di fronte, e dunque sarò necessariamente costretto a fare un regalo che risponda a determinati standard. È un fenomeno normale che può accadere a ciascuno di noi”.

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“QUANDO TI LAUREI?”: NATALE, PERIODO DI BILANCI

Spiega la Dott.ssa Sciara: “Durante le ricorrenze cicliche, quali appunto il Natale, le persone tendono a fare una sorta di bilancio della propria vita”. Incalzati dalle domande scomode che tipicamente arrivano dagli indiscreti familiari (“Hai terminato gli esami all’università?” “Ti sei laureato?” “Hai già un lavoro?” “Quando ti sposi?”), siamo costretti a mettere a confronto il “sé ideale”, ciò che vogliamo raggiungere, con il “sé reale”, ciò che abbiamo effettivamente raggiunto. “Poiché il “sé ideale” è un prodotto sociale “ideale” per definizione, noteremo sempre discrepanza tra quello che vorremmo essere e quello che invece siamo, e da questo bilancio usciremo puntualmente sconfitti, con la sensazione di non aver raggiunto i nostri obiettivi, come hanno dimostrato anni di ricerca condotta sotto la guida della teoria dell’autoconsapevolezza oggettiva di Wicklund e Duval4. Come reazione, saremo spinti a compensare la sensazione di “mancanza” verso noi stessi attraverso l’uso di simboli: se temo di essere giudicato un fallito, tenderò a fare un regalo costoso o importante, che possibilmente mi riscatti agli occhi miei e degli altri”.

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I CONSIGLI PER IL REGALO AZZECCATO: IL RUOLO DELLE PROSPETTIVE MULTIPLE

Quali sono i consigli della psicologia sociale per fare un regalo azzeccato?

Risponde il Prof. Pantaleo: “Per fare un buon regalo è essenziale cogliere il punto di vista dell’altro. In UniSR-Social.Lab ci occupiamo, tra le altre cose, di studiare la dinamica dei processi emotivi e motivazionali nelle relazioni interpersonali, anche dal punto di vista della teoria delle prospettive multiple (Wicklund & Pantaleo5). Quando sistema cognitivo ed emotivo interagiscono in maniera appropriata, abbiamo la lucidità per prendere in considerazione quello che potrebbe piacere all’altra persona, assumere la sua prospettiva (“multiple” perché ciascuno ha il suo punto di vista).

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Tuttavia, questa lucidità è la prima a venir meno in presenza di impegni pressanti e situazioni stressogene, per esempio con l’avvicinarsi delle scadenze e delle aspettative natalizie, quando si produce una tensione tale per cui alcune delle funzioni cognitive cosiddette “superiori”, come per esempio la capacità di assumere la prospettiva altrui, iniziano rapidamente a malfunzionare. Il rischio di far regali sotto pressione? La pressione genera un conflitto cognitivo-motivazionale, il cui esito può spingerci ad acquistare regali poco appropriati, in quanto non sostenuti dalla capacità di assumere “prospettive multiple”, ma dalla rigida convinzione che tali regali dovranno piacere per forza perché, dalla nostra prospettiva (egocentrica), non potrebbe essere altrimenti”.

Qual è allora la soluzione?

I regali migliori, i più brillanti e azzeccati, vengono più frequentemente in mente quando si è lontani dalle ricorrenze (Natale, compleanni, ecc.), perché è proprio in quei momenti che avvertiamo meno le pressioni legate al dover fare il regalo” conclude la Dott.ssa Sciara. “Il suggerimento è di tenere gli occhi aperti: se troviamo qualcosa che ci riconduce a quella persona, che ci fa esclamare “Questo le piacerebbe!”, compriamolo e teniamolo da parte fino al momento della consegna. Avendo avuto ampia possibilità di metterci nei suoi panni, con buona probabilità, sarà proprio quello il regalo giusto”.

  1. Brehm, J. W. (1966). A theory of psychological reactance. New York, NY: Academic Press.
  2. Miron, A.M., & Brehm J. W. (2006). Reactance Theory – 40 Years Later. Zeitschrift für Sozialpsychologie, 37, 9-18. doi:10.1186/1479-5876-8-25
  3. Sittenthaler, S. et al. (2015). New Directions in Reactance Research. org/10.1027/2151-2604/a000221
  4. Duval, S., & Wicklund, R. A. (1972). A theory of objective self awareness. Oxford, England: Academic Press.
  5. Pantaleo, G., & Wicklund, R. A. (2000). Multiple perspectives: Social performance beyond the single criterion. Zeitschrift für Sozialpsychologie, 31(4), 231-242. doi.org/10.1024//0044-3514.31.4.231

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