In vacanza da solo: quando e come? L’intervista alla Prof.ssa Ogliari

Bambini e la vacanza da soli: un momento importante, di grande crescita e conquista dell’autonomia, ma non uguale per tutti. Alcuni bambini (o ragazzi) sono esplorativi e avventurosi, altri invece più timorosi e bisognosi di rassicurazioni; come approcciarsi alla prospettiva di una vacanza lontani da mamma e papà? Abbiamo intervistato la Prof.ssa Anna Ogliari, Associato di Psicologia Clinica presso UniSR, Specialista in Psicologia clinica e Psicoterapeuta, che ci ha dato alcuni consigli utili per garantire un’esperienza serena, per il piccolo e per i suoi genitori.

A quale età i bambini possono andare in vacanza da soli?

La risposta più saggia è: quando sono pronti! Dobbiamo imparare ad assecondare i tempi dei piccoli, diversi per ogni bambino senza pensare che l’infanzia sia un periodo da superare velocemente (figuriamoci l’adolescenza!) per diventare grandi e performanti. Crescere è conquistare una autonomia, e le vacanze da soli (niente genitori, nonni o zii come compagni di viaggio, ma solo coetanei ed educatori esperti) sono un bel passo verso l’autonomia. Stare un po’ da soli in un luogo nuovo e con persone nuove aumenta l’autonomia e favorisce la possibilità che i bambini sperimentino da soli tutte le abilità (cognitive ed emotive) che hanno appreso fino a quel momento.

Photo credit: ShutterStock
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La separazione dai genitori e dalle figure di riferimento e attaccamento deve avvenire in un momento in cui bambini, famiglia e contesto (ebbene sì, proprio tutti, adulti compresi) sono pronti a sostenere la fatica della lontananza. Non esiste un’età specifica a cui iniziare ad andare in vacanza da solo (ai campus, alle uscite scolastiche) ma esiste l’espressione di un desiderio da parte dei bambini e la capacità dell’adulto di accogliere questo desiderio ed indirizzarlo. La separazione dagli adulti non è solo una ‘questione da bambini’ ma è, e parecchio, una questione di emotività condivisa e a volte riflessa e quindi espressa anche dai grandi. Farli sentire sicuri aiuta i piccoli a stare sicuri e consapevoli delle proprie capacità.

Cosa si fa in vacanza da soli?

Si partecipa ad attività organizzate, si impara a rispettare tempi e consegne, si gioca e magari ci si annoia anche. Giocare ed annoiarsi sono due necessità!

Nel momento della scelta della vacanza e del luogo, è bene che i genitori si accertino di quale sia l’organizzazione della giornata proposta ai bambini. I programmi troppo serrati possono essere un po’ azzardati: tante attività interessanti sono senz’altro una bella cosa, ma deve essere lasciato spazio anche per il gioco ed il relax, altrimenti che vacanza è? In vacanza si assecondano i propri interessi: se con i più piccoli è meglio prediligere vacanze con ‘gruppi conosciuti’ e magari frequentati abitualmente, con i più grandicelli – abituati a stare in gruppo e socializzare – è fondamentale assecondarne gli interessi (scienza lettura, teatro, lingue straniere).

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Quanto si sta in vacanza da soli?

Un tempo facilmente gestibile per tutti (bambini e famiglie) è di una settimana, tuttavia quando i bambini (e i genitori) sono saldi nelle esperienze vacanziere le settimane possono diventare due, e magari possono prevedere una visita in loco dei genitori a metà vacanza.

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E se i bambini non ce la fanno e chiedono di tornare?

Ogni bambino ha una sua modalità e capacità di esplorare in modo adattativo le situazioni nuove: ci sono bambini più esplorativi e in grado di gestire bene le difficoltà che una vacanza da soli comporta e chi, invece, procede in maniera un po’ più incerta.

Ogni bambino sente la mancanza del genitore, ma ognuno ha il proprio modo di attivare le sue risorse interiori per affrontare questo disagio. Fisiologicamente gli esseri umani (così come tutti i mammiferi) sono programmati ad esperire ansia da separazione. Nel bambino compare intorno ai nove mesi, quando si comincia ad esplorare muovendosi (es. gattonare). Poi l’ansia da separazione rientra pian piano, ma può ripresentarsi nel momento di distacco, come ad esempio l’ingresso a scuola o, appunto, una vacanza in autonomia.

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Se i bambini chiedono di tornare è importante che l’adulto mantenga il controllo e chieda aiuto all’educatore di riferimento che potrà dirci se davvero c’è questa necessità oppure no. Talvolta il bambino manifesta un disagio forte solo nel momento in cui parla con il genitore, ma durante la giornata è sereno e facilmente distraibile. Può essere utile darsi un po’ di tempo e vedere come evolve la situazione. Tuttavia se vengono meno qualità del sonno, appetito, serenità diurna sarà l’educatore stesso a dirci di andare a prenderlo.

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